L’appello di Veronica De Romanis sui danni del “pasto gratis”

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Veronica De Romanis, in libreria con Il pasto gratis (Mondadori 2024) racconta gli ultimi dieci anni in Italia sotto il profilo della spesa pubblica. Ma anche gli sprechi ad opera dei governi che si sono succeduti. Nel 2011, la crisi dello spread ha portato alla formazione del governo di Mario Monti, che ha adottato misure di taglio e aumenti della pressione fiscale. Da allora, nonostante le differenze di programma politico, i governi hanno condiviso l’obiettivo di porre fine all’austerità. E di riprendere a spendere senza restrizioni distribuendo risorse per famiglie e cittadini. Offrire pasti gratis, sostiene De Romanis, diffondendo l’idea che nessuno debba pagare il conto alla fine, genera consenso e fa vincere le elezioni. Non importa se questo atteggiamento è miope e irresponsabile. Promettere la luna, argomenta l’economista, è un modo facile per conquistare il potere.

All’inizio di novembre del 2011, con lo spread salito oltre i 570 punti base. Esso, ricorda l’autrice, «tende a crescere quando diminuisce il grado di affidabilità di una determinata economia, perché chi ne compra il debito chiede in cambio tassi d’interesse più elevati». Dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, «intervenire era dunque essenziale per mettere sotto controllo i conti pubblici. Bisognava innanzitutto ridurre il disavanzo, ossia la differenza tra quanto lo Stato spende e quanto incassa con le tasse ogni anno. E, di conseguenza, il debito». Ne consegue che Monti dovette implementare forti aggiustamenti di bilancio. La tesi principale del volume è che nel corso degli anni si è fatto ricorso a stratagemmi contabili, mentre in altri casi si è modificato lo story telling. «Spesso ha prevalso l’irresponsabilità, un vizio bipartisan non riconducibile a uno specifico indirizzo politico».

Nel corso degli anni c’è stato un crescendo di promesse sempre presentate come indispensabili ed urgenti. Tuttavia, in questo modo, i costi aumentano. A pagare questi costi saranno i cittadini italiani di domani. «Gli elettori si sono via via diseducati a fare i conti del Paese». D’altronde, perché perdere elettori quando se ne possono aggiungerne? Il volume affronta le modalità di spesa di quattro presidenti del Consiglio. Con Matteo Renzi, la spesa è stata “facile”, con Giuseppe Conte è stata “miope” nel primo mandato e “illimitata” nel secondo. Poi con Mario Draghi si è trasformata in “buona” e con Giorgia Meloni è diventata “difficile”. Sotto il Governo Renzi c’era l’impressione che Bruxelles avrebbe concesso maggiore flessibilità (leggi: possibilità di debito). Dunque, ecco gli ottanta euro. I tagli annunciati da Renzi furono compensati con altri venticinque miliardi di nuova spesa, ricorda De Romanis.

Sotto il Governo Conte I, il Reddito di Cittadinanza e Quota 100 avevano l’occupazione come obiettivo. Entrambi un disastro. L’auto-nominato “avvocato del popolo” disse: «Vogliamo ridurre l’indebitamento, ma vogliamo farlo con la crescita della nostra ricchezza, non con le misure di austerità». Il tasso di crescita effettivo fu significativamente inferiore a quello atteso, ricorda l’economista. Mentre RdC e Quota 100 graveranno sul bilancio dello Stato ben superiore alle stime. Da una parte, il sussidio, pensato per dare sostegno a chi non aveva un’occupazione, prevedeva due tipologie di beneficiari: i disoccupati veri e propri e i non occupabili o a bassa occupabilità. Quanto a Quota 100, non centrò l’obiettivo, dal momento che l’uscita anticipata dal mondo del lavoro non mise in moto la staffetta generazionale.

«Quando si promettono pasti gratis, il desiderio di partecipare al banchetto è fortissimo. Il costume è storicamente radicato, ma il governo dei populisti lo eleva quasi a simbolo identitario». Il PIL è sceso dallo 0,9 nel 2018 allo 0,5 per cento nel 2019. Il debito è aumentato dal 134,3 al 134,6 per cento. Nel frattempo, nell’area Euro, il PIL è diminuito dall’85,7 all’83,7 per cento. Le due misure bandiera dei giallo-verdi non hanno prodotto gli effetti sperati perché le valutazioni fornite si sono rivelate errate. Nessuna delle due misure è servita a dare lavoro ai giovani o ridurre la disoccupazione. Sarebbe stato poi lo stesso Luigi Di Maio ad ammettere di essersi pentito della nota esultanza dal balcone. «Non ne vado fiero. Il Reddito di Cittadinanza era una battaglia importante» spiegherà. «Ma un uomo delle istituzioni quella cosa non la fa».

Gli equilibri cambiano, le coalizioni si ricompongono, ma alla guida del Paese sono sempre le stesse forze politiche a rimescolarsi e alternarsi. Al via il Conte II. Con il Covid-19, i bonus vengono aumentati. «Nella narrazione pubblica, dunque, i costi spariscono». E «la pandemia sdoganerà il pasto gratis». A livello europeo si lancia il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Program), un nuovo piano di acquisto di titoli. L’obiettivo è mettere a disposizione dell’area dell’euro liquidità a tassi bassi per contrastare i crescenti rischi per le prospettive di crescita derivanti dal coronavirus. Senza più restrizioni, gli Stati europei possono spendere a debito ben oltre i parametri di Maastricht. Il Governo Conte II confermò gli ottanta Euro. «I pasti appaiono gratis quando i governi ne nascondono il costo ricorrendo al debito, l’espediente perfetto per dare l’impressione che nessuno debba pagare il conto».

De Romanis spiega anche il problema del debito a livello europeo. Aumentare l’indebitamento rischia di minare la fiducia degli investitori. D’altra parte, il debito europeo è uno strumento prezioso perché consente di dare a tutti la stessa capacità fiscale, sostiene Veronica De Romanis. Ovvero la possibilità di indebitarsi a costi limitati. Il Next Generation EU (NGEU), un pacchetto di 750 miliardi di euro, è stato istituito per rilanciare i Paesi dell’UE più colpiti dalla pandemia. Ma con un obiettivo ultimo di respiro più ampio: costruire un’Europa più forte e resiliente per le future generazioni. Quando arriva a Palazzo Chigi, Draghi promise che non avrebbe aumentato le tasse. Tuttavia, sottolinea De Romanis, con il suo governo si compie un passo ulteriore. Si fornisce una giustificazione economica ai pasti gratis. In un contesto in cui le risorse pubbliche sono scarse … E il RdC è sostanzialmente confermato …

Sul Governo Meloni: nel programma di Fratelli d’Italia si legge a proposito di misure di spesa – dalla famiglia alla scuola, dalla sanità all’agricoltura, dall’ambiente alle pensioni. Mentre alla voce entrate si parla quasi soltanto di lotta all’evasione. Che poi si traduce in provvedimenti di segno contrario, ovvero con sanatorie. «Un metadone di Stato che mantiene le persone nella condizione dove sono senza miglioramenti»: così aveva definito Meloni il RdC al Forum Ambrosetti nel 2022. Nei prossimi anni prevarrà la prudenza oppure scatterà un allarme sulla tenuta dei conti? Veronica De Romanis non è ottimista. Il circolo vizioso dei pasti gratis sembrerebbe destinato a perpetuarsi, afferma. Lo insegna la storia degli ultimi dodici anni. Il filo conduttore che ha accomunato queste politiche è stato far credere ai cittadini che le misure adottate non avessero costi. «Il conto da pagare c’è, e si chiama debito pubblico».

In rapporto al PIL, il debito è salito dal 94,4 per cento del 2013 al 111 del 2023. A differenza di dieci anni fa, oggi «è passata l’idea che spendere sia sempre una scelta opportuna, a maggior ragione se lo si fa per una buona causa. Ma non esistono buone cause nell’ignoranza dei costi e delle conseguenze di ogni azione. Solo un colossale inganno collettivo». Giocoforza, conclude Veronica De Romanis, molti sussidi andranno a beneficio di chi non ne aveva bisogno, ma nessuno protesterà. «Non protesteranno neanche gli italiani: ai pasti gratis, infatti, ci si abitua in fretta, se ne rimane ammaliati, si sviluppa una sorta di dipendenza senza sintomi». Gli italiani, si direbbe, sono formichine con i soldi propri, ma cicale coi soldi pubblici. Che poi sempre loro sono. Chiudere la stagione dei pasti gratis è urgente per avviare una nuova stagione politica.

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Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, classe 1997, MA in Relazioni Internazionali, BSc in Comunicazione, giornalista freelance, gestisce “Blackstar”, www.amedeogasparini.com

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