La destra alla conquista dell’Europa

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Francesco Cancellato, autore di Nel continente nero (Rizzoli 2024), ricostruisce l’ascesa delle formazioni di destra nei singoli Stati europei, mettendo in luce i binari comuni su cui si muovono, i legami con organizzazioni transnazionali che li finanziano i temi dirimenti – negazionismo climatico, islamofobia, identità, battaglia contro i diritti civili. Attraversando Germania e Svezia, Polonia e Spagna, con un’attenzione particolare all’Italia di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, il libro esplora i movimenti politici nel Vecchio Continente. Si parte dall’Fpö, considerato liberale fino a pochi anni fa, ma poi iniziatore dell’incremento della destra in Europa. Nel 1991, Jörg Haider, già governatore della Carinzia e leader dell’Fpö, fu costretto alle dimissioni per aver elogiato le politiche economiche del Terzo Reich. Nel 1999, prese il trenta per cento, il che non venne considerato un fenomeno grave. Un quarto di secolo dopo, il venti per cento degli elettori si è spostato verso destra.

Nel primo capitolo, “Il nemico perfetto. Marine Le Pen e l’arma dell’islamofobia”, si legge di come la signora si troverebbe per la terza volta al ballottaggio, con serie possibilità di diventare la prossima presidente francese. Se così fosse, sarebbe la prima donna e anche la prima presidente proveniente dall’estrema destra. Figlia di Jean-Marie Le Pen, fondatore nel 1972 di Ordine Nuovo, un movimento neofascista ispirato a Philippe Pétain e Pierre Poujade, noto per il suo populismo reazionario e il sostegno alla conservazione dell’Algeria come parte integrante dello Stato francese. Ora i gollisti guardano a destra per guadagnare consensi. Il primo a capirlo fu un giovane avvocato di origini ungheresi, con folti capelli neri e un piglio napoleonico, Nicolas Sarkozy. Che si distinse per la sua promessa di eliminare la “racaille” (“feccia”) delle banlieue. La sua vittoria nel 2007 segnò la fine del cordone sanitario contro l’estrema destra.

Sebbene i toni tra Jean-Marie e Marine siano diversi, sottolinea Cancellato, la sostanza rimane la stessa. In materia economica, Marine è protezionista e si discosta dalle tendenze liberiste e reaganiane di Jean-Marie. Si oppone alla legalizzazione delle droghe leggere e sostiene la pena di morte. Le Pen critica l’Islam, affermando, come Oriana Fallaci, la sua incompatibilità con i valori e lo stile di vita occidentali. Propone di vietare alle donne musulmane di indossare il velo e impedire ai bambini di consumare cibi halal nelle mense. Nel frattempo, la rabbia continua a covare silenziosa. Il 7 gennaio 2015, con l’attacco a Charlie Hebdo, un gruppo di terroristi islamici uccise 13 persone. Nello stesso giorno, per una strana coincidenza, venne pubblicato l’ultimo libro di Michel Houellebecq, intitolato Sottomissione. Il libro vendette 400mila copie solo in Francia. Cancellato discute anche il “Grand Remplacement” teorizzato da Renaud Camus.

Nel marzo 2018 si tenne a Lille un congresso di portata storica. Jean-Marie decadde come presidente onorario e il partito cambiò nome da Front National a Rassemblement National per liberarsi da ogni retaggio nostalgico. A prendere l’elettorato dell’ultradestra è però ora Éric Zemmour, un giornalista ebreo di origini algerine, sostenuto da Vincent Bolloré. Zemmour rappresenta l’esperimento di costruzione di un leader populista di estrema destra attraverso una forte esposizione mediatica. Se Zemmour incarna l’estrema destra, ciò significa che Le Pen non lo è più. Oggi, la signora ha abbandonato le posizioni più radicali della sua agenda politica e cita Charles De Gaulle come padre di tutti i francesi. Ad oggi, la svolta gollista del Rassemblement National ha avuto successo. Si passa poi alla Spagna – “Patrioti di tutta Europa. Vox e il ritorno dei nazionalismi”.

Cancellato parte da un comizio del luglio 2023 di Santiago Abascal, che disse: «Sì alla civilizzazione della croce, no alla brutalità dell’Islam, sì alle leggi della natura, no al fondamentalismo ambientalista, sì al potere del padre, no all’ideologia gender, sì alla Spagna unita, no agli indipendentisti e ai separatisti». Il Franchismo e l’ideologia della destra sono sempre stati presenti in Spagna. La Costituzione del 1978 non include alcuna condanna del Franchismo né impedisce l’apologia o la formazione di partiti politici legati ad esso. La legge sull’amnistia approvata nello stesso anno ha garantito l’impunità per i crimini commessi durante il regime. Il Partido Popular ha radici neofranchiste, essendo stato fondato nel 1976 come Alianza Popular da sette stretti collaboratori del dittatore, “los siete Magníficos”. È con José María Aznar nel 1989 che il partito riuscì a cambiare la percezione degli elettori moderati, aderendo al PPE.

Tuttavia, durante il governo di Aznar nel 2006, le menzogne riguardanti gli attentati di Al-Qaeda a Madrid, inizialmente attribuiti dai paramilitari baschi dell’Eta, portarono al ritorno al potere dei socialisti del Psoe di José Luis Zapatero. Nel 2011, il PP tornò al governo con Mariano Rajoy e nel contesto della crisi economica e del crescente indipendentismo catalano, nacque Vox. Nel capitolo “L’infiltrazione La Lega e i rapporti della Russia con le destre europee” Cancellato parte dalla figura penosa di Salvini a Przemysl, l’8 marzo 2022. Menziona anche Aleksandr Dugin, cofondatore nel 1992 del Partito Nazional Bolscevico insieme a Eduard Limonov. Dugin è il principale rappresentante dell’eurasiatismo, che mira a creare un ordine mondiale in contrasto con l’unipolarismo occidentale. In “La frontiera in fiamme. La Svezia e il crollo dell’ultima democrazia europea senza estrema destra” Cancellato illustra come la destra dei Democratici Svedesi abbia conquistato il potere in Svezia.

Nonostante la sua piccola popolazione, la Svezia accoglie circa 25 rifugiati ogni mille abitanti, quasi il doppio della Germania (14 ogni mille) e sette volte più dell’Italia (3,5 ogni mille). Seguendo l’esempio della Germania, la Svezia decide di aprire le sue porte ai profughi, accogliendo nel solo 2015 ben 165mila di loro. «La Svezia è due Paesi in uno. Il Paese che accoglie più richiedenti asilo e quello in cui i richiedenti asilo bruciano il Corano contro il rischio di islamizzazione del Paese. Quello in cui la libertà di espressione è tutelata al massimo grado, ma in cui si vuole mettere al bando un testo sacro in nome di quella stessa libertà». Non possono mancare le considerazioni di Viktor Orbán, “Citizen Viktor. L’Ungheria di Orbán e il controllo sui media come ideologia politica”. Vincitore di una borsa di studio offerta da George Soros, aveva criticato fermamente il comunismo in gioventù.

Nel 1988 ha fondato il Fidesz, inizialmente un partito di orientamento liberale. Ma che successivamente si è spostato a destra dopo la sconfitta del 1994. L’Ungheria di Orbán è tra i Paesi più poveri dell’UE e beneficia di considerevoli fondi di coesione comunitari. Gli oligarchi locali si arricchiscono grazie alle commesse assegnate dalle amministrazioni municipali controllate dal Fidesz, utilizzando poi tali profitti per acquisire giornali o spazi pubblicitari su media vicini a Orbán, come sottolinea Cancellato. In un discorso del luglio 2014 Orbán spiegò come il suo obiettivo fosse quello di «costruire uno Stato illiberale», che i suoi modelli sono Paesi come Russia, Turchia e Cina, che «non sono liberaldemocrazie e forse neanche democrazie, ma sono di successo». E affermò di non credere «che la nostra adesione all’UE ci precluda la possibilità di costruire un nuovo Stato illiberale su fondamenta nazionali».

Nel frattempo, chiudono i giornali, le televisioni, i siti internet ritenuti ostili. E lo stato di diritto è compromesso. Cancellato tratta anche la Polonia – “Nel nome del padre. La Polonia e la battaglia delle destre contro donne e omosessuali”. In Polonia, sorgono preoccupazioni sulla solidità dello stato di diritto, con il presidente Andrzej Duda che ha equiparato l’omosessualità a un’ideologia più distruttiva del comunismo. Le questioni ambientali e i diritti civili sono sotto attacco, mentre si intensifica la difesa dell’Europa bianca e l’ostilità verso Donald Tusk, l’UE, i movimenti LGBTQ+. Tuttavia, il PiS di Duda, guidato da Jarosław Kaczyński, non è l’unico partito di destra in Polonia, né il più estremista. A destra del PiS si colloca Konfederacja, formatosi nel 2019, che propone la reintroduzione della pena di morte, la libertà di possesso delle armi, il divieto dell’aborto e il diritto di rifiutare l’educazione sessuale nelle scuole.

Più a destra di Konfederacja c’è l’ONR, originato dall’omonimo gruppo di ispirazione fascista e antisemita degli anni Trenta. Le tre fazioni della destra polacca sono tutte nazionaliste, favorevoli all’incremento delle spese militari, in conflitto aperto con l’UE e fermamente contrarie all’immigrazione sostenitrici di posizioni radicali e fortemente influenzate dal cattolicesimo. Nel contesto tedesco, si parla della crescente avanzata di AfD. Dopo aver criticato Angela Merkel per anni, accusandola di essere troppo accomodante verso i Paesi del Sud Europa, AfD ha trovato un terreno fertile per crescere. La vittoria della corrente “volkisch” nel partito ha creato uno spazio politico in cui AfD ha potuto prosperare. Friedrich Merz ha infranto un tabù aprendo alla possibilità di alleanze tra i cristiano-democratici e AfD: «In futuro, a livello comunale soprattutto nei Länder orientali, non possiamo più escludere una collaborazione politica con AfD».

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Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, classe 1997, MA in Relazioni Internazionali, BSc in Comunicazione, giornalista freelance, gestisce “Blackstar”, www.amedeogasparini.com

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