Definizioni e sfide della democrazia secondo Carlo Galli

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Si è consolidato negli ultimi anni un genere letterario che vede la democrazia sfigurata, latitante, collassata, dissolta: Democrazia, ultimo atto? (Einaudi 2023) di Carlo Galli nutre questa tendenza ed esplora le fragilità e l’evoluzione della democrazia dall’Ottocento fino ai giorni nostri. Viste le numerose definizioni che l’autore dà dei concetti, il saggio si situa tra lo storico e la scienza politica. Galli identifica la democrazia come «lo sforzo di far coesistere il potere con l’energia dell’autoaffermazione individuale e collettiva (la libertà), con l’intento di limitarne l’eccesso (l’uguaglianza) e con la finalità di istituire le strutture e le pratiche di una convivenza». La libertà è invece «l’energia del pensiero e dell’azione». Uno dei punti salienti del volume è il fatto che la democrazia non coincide per forza con il buongoverno. E neppure col rispetto dei diritti umani. Secondo l’autore, lo sbarco in Normandia segnò la nascita del nuovo Occidente.

Fu il battesimo del fuoco della democrazia. Sebbene la guerra sul fronte orientale abbia portato alla liberazione dal Nazismo, non ha comportato l’affermazione della democrazia. L’ascesa della democrazia in Europa non è stata determinata dalla vittoria sovietica ad Est, ma piuttosto dall’avanzata anglo-americana ad Ovest. Carlo Galli dice che la democrazia in Europa ha avuto origine sotto l’egida americana, con tutti i suoi aspetti positivi e negativi. Si è sviluppata come una democrazia occidentale guidata dagli Stati Uniti. Il problema è che così facendo la democrazia, che intendeva essere universale, rinacque particolare all’interno di un mondo Occidente-centrico. Questo Occidente americanizzato fu oggetto di critiche. Ma poi fu progressivamente accettata. Infatti, la democrazia – o meglio: la liberaldemocrazia caratterizzata da diverse classi sociali ed economia capitalista – è diventata semplicemente l’ambiente in cui si viveva in Occidente. E questa democrazia si basa su due pilastri fondamentali.

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Il primo, la libertà individuale, intesa come l’energia autonoma dell’attività morale, intellettuale e pratica che si esprime attraverso una serie di diritti umani, civili, economici, sociali e politici. Il secondo, la sovranità statale libera da interferenze esterne, che si manifesta sia a livello universale come interprete dei principi dell’ONU. Naturalmente, in uno Stato può emergere una contraddizione politica tra la sovranità e i diritti individuali. Si giunge così ad un’altra definizione di democrazia. Ovvero «un principio di legittimazione dell’ordine politico, che è sospesa fra istituzione e rivoluzione, fra ordine e conflitto». I problemi della democrazia moderna li espose già Alexis de Tocqueville che ne vide i rischi, tra cui la tirannide della maggioranza. Ma successivamente, nel primo Novecento, si diffuse tra gli ambienti liberali la consapevolezza che la democrazia fosse un destino. O piuttosto una necessità. Ciò condusse ad uno sforzo per conciliare élite liberali e masse popolari, scrive Galli.

Ma le masse erano difficilmente assimilabili, in quanto portatrici di un’idea di democrazia non liberale, quanto socialista e proletaria. Le élite liberali, invece, erano divise tra progressisti e conservatori. Nel Dopoguerra, «l’individuo e il parlamento liberale da una parte, e le masse dall’altra, non si sono più fronteggiati come avversari: il popolo […] non è stato più pensato come un’entità unitaria e totale in cerca di nemici, ma neppure come la classe dei lavoratori in lotta contro la borghesia; è stato invece concepito come l’insieme di tutti gli individui, tutti inclusi, tutti portati alla condizione di cittadini». Una liberaldemocrazia, nella definizione di Carlo Galli, è quella che prevede libertà individuale, uguaglianza civile, con il forte contributo del personalismo cristiano con la presenza attiva e immediata del popolo in quanto soggetto politico collettivo. La liberaldemocrazia è interpretabile in direzione socialdemocratica o liberalconservatrice.

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A metà volume subentra un capitolo sulla democrazia liberista. «Fu il capitalismo, e non il socialismo, l’elemento privato e non quello pubblico, a trovare in sé energia e immaginazione per implementare un nuovo modello di società, e un nuovo paradigma economico». Il paradigma dei “trent’anni gloriosi” keynesiani entrò in crisi a causa della stagflazione, della disoccupazione, della guerra in Vietnam, dell’incremento del prezzo del petrolio. In risposta a questi eventi, emerse il neoliberismo, secondo cui è l’individuo, con le sue scelte razionali, a guidare la società. Si ritenne allora che la razionalità umana non fosse in grado di pianificare efficacemente un ordine sociale. Quindi, si giunse all’eliminazione progressiva  dell’intervento attivo dello Stato nell’economia. Giacché si sostenne che lo Stato, lontano dall’essere “sociale”, dovesse svolgere solo un ruolo di regolatore, poiché capitale e mercato disponevano delle conoscenze necessarie senza bisogno dell’interferenza politica.

In conclusione, Carlo Galli argomenta che l’epoca neoliberista rappresenta l’era della globalizzazione, con il trionfo del capitalismo che stabilisce nuove gerarchie geoeconomiche. Descrive una “società gelatinosa”, in cui lo Stato neoliberista non ha conservato – il che non è vero – diversi elementi della liberaldemocrazia, ma sia solo dedita al mercato e al mantenimento dell’ordine pubblico con fermezza e selettività. Le difficoltà incontrate dal modello liberaldemocratico – stagnazione, inflazione, disoccupazione – avevano generato un crescente malcontento verso le istituzioni intermedie. «Se la liberaldemocrazia creava folle solitarie, la democrazia liberista crea folle di solitudini individuali». Ancora: «La libertà e l’autonomia promesse sono sfuggite dalle mani; la libertà è il poter scegliere merci […] o perfino scegliere l’identità di genere, purché non vengano intaccati i meccanismi dell’economia; il popolo […], non sembra più in grado di esprimere energia politica […]. L’individualismo si manifesta ormai come apatia di singoli de-socializzati».

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Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, classe 1997, MA in Relazioni Internazionali, BSc in Comunicazione, giornalista freelance, gestisce “Blackstar”, www.amedeogasparini.com