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Il significato del liberalismo ampio di Michael Freeden

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In Liberalismo (Rubbettino 2023), Michael Freeden approccia il liberalismo partendo da un’ampia definizione. Secondo l’autore, infatti, i concetti centrali del liberalismo sono sette: libertà, razionalità, individualità, progresso, socialità, interesse generale e potere limitato e responsabile. Si trattano poi i diversi “strati” del liberalismo, partendo dallo sviluppo di una teoria del potere moderato – secondo la concezione di John Locke. Il secondo strato concerne le concezioni del mercato come volto a fornire benefici individuali sulla base di meccanismi di scambio – si vedano Adam Smith e Richard Cobden. Un terzo strato prevede l’antitesi tra razionalità ed emotività, nonché la considerazione di dover essere responsabili verso gli altri – John Stuart Mill. Il quarto strato concerne il liberalismo sociale di Atkinson Hobson e Leonard Trelawny Hobhouse. Il quinto strato esplora le questioni etiche nella famiglia liberale. Alcuni ritengono il liberalismo di Friedrich von Hayek come una combinazione virtuosa dei sette concetti.

Essa tiene conto della questione della libertà economica e dei diritti civili, cara all’economista austriaco, in antitesi al liberalismo neutralista di John Rawls. Ma partiamo dall’inizio. Anzitutto, liberale deriva da “liberales”, coniato in Spagna oltre duecento anni fa. Il liberalismo era il grido di battaglia di individui che volevano maggiore libertà in antitesi rispetto alle ingiustificabili angherie governative. «Non esiste una cosa unica e univoca chiamata liberalismo», scrive Michael Freeden. Il liberalismo classico ruota attorno a concetti di libertà individuale, indipendenza umana, rule of law. Il liberalismo sociale comprende elementi socialdemocratici e interdipendenza. Il neoliberalismo vede conseguenze benefiche in mercati competitivi. Sarebbe dunque più corretto parlare di liberalismi, al plurale. Il termine, infatti, non ha un significato condiviso: cambia da Regno Unito e Scandinavia (centrosinistra), Francia e Germania (centrodestra). La parola è tornata di moda dopo il 1989, con il trionfo del modello liberaldemocratico celebrato da Francis Fukuyama.

Il liberalismo è separabile a livello teorico dalla democrazia, ma non a livello pratico. «La democrazia deve essere equa, tollerante, inclusiva, controllata e autocritica, non semplicemnte il perseguimento della regola della maggioranza. La democrazia liberale implica […] libera elezioni, […] un governo responsabile e vincolato, […] il diritto di voto uguale segreto. E implica attenzione al benessere di tutti i membri di una società». Gli strati temporali del liberalismo prevedono: 1) Limitazione del potere per proteggere i diritti individuali dall’oppressione del governo. 2) Interazioni economiche e libero mercato. 3) Sviluppo individuale delle proprie potenzialità. 4) Interdipendenza reciproca. 5) Diversità di stili di vita, credo e pluralismo. Secondo Michael Freeden, il liberalismo si propone di relazionarsi tra individui, Stati e società che devono essere gestite dotando le persone di diritti volti. Urbanizzazione, istituzione della proprietà privata, libero scambio, riconoscimento dell’impatto individuale hanno incrementato l’importanza del liberalismo.

Nella Storia sono si susseguite re-interpretazioni sul ruolo dello Stato nell’economia privata e il ruolo dello Stato in questo processo. Quanto al liberalismo sociale, esso ha visto l’arrivo di altri attori per l’armonizzazione a fini razionali e condivisi. Ed è andato di pari passo con il concetto di dispersione di potere nella società. Oggi «una versione del liberalismo desidera attribuire maggiore importanza alla socialità umana e alla responsabilità reciproca, mentre un parte insiste sul fatto che il prodotto finale del liberalismo debba essere un ordine costituzionale legittimo e consensuale», scrive Freeden. «Gli anarchici hanno una concezione molto forte della libertà umana, ma non condividono le idee dei liberali sul governo costituzionale». La questione del potere rimane centrale per il liberalismo. Ma imbarazza un po’ i liberali, dal momento che l’origine storica del liberalismo sta nella reazione agli abusi del potere e l’oppressione dei potenti, scrive l’autore.

Il liberalismo si basa sulla spontanea interdipendenza umana. La libertà non è solo «un modo passivo di essere, ma anche uno stato dinamico del fare». Michael Freeden passa in rassegna diverse filosofie liberali. Benjamin Constant parlò di “libertà dei moderni” identificandola come il trionfo dell’individualità attraverso la libertà di opinione, espressione e religione. Jeremy Bentham elaborò l’utilitarismo. Giuseppe Mazzini fu esponente del nazionalismo liberale e credeva che il protettore di questi diritti fosse solo la nazione di appartenenza. Ludwig von Mises è l’iniziatore del “libertarianism”: riteneva autoritaria ogni ingerenza statale. Herbert Spencer mise l’accento sull’individualismo nel liberalismo e denunciò la coercizione illiberale. In On Liberty (1859) Mill stabilì una divisione tra azioni che riguardano se stessi e degli altri. Nessuno, secondo Mill, ha il diritto ad intervenire in questioni che riguardano solo noi stessi. Dunque, la libertà è sia rafforzata che limitata.

Come spiegò in Liberal Legislation and Freedom of Contract (1881), per Thomas Hill Green essere liberi non consiste nell’essere razionali o etici. Trelawny Hobhouse fu il primo autore di una teoria del liberalismo come ideologa abbinando, nel suo Liberalism (1911), libertà e cooperazione. E propugnò anche l’assicurazione contro la disoccupazione e il salario dignitoso. Hobson, scrittore e giornalista, denunciò in The Crisis of Liberalism (1911) il fatto che i poveri non avevano reddito sufficiente per sopravvivere dignitosamente. In A Vindication of the Rights of Woman (1792) Mary Wollstonecraft sosteneva che le donne andavano educate per diventare indipendenti in un sistema che era equo solo a parole. Al pari dell’istruzione, Wilhelm von Humboldt riteneva la libertà come un presupposto per il pieno sviluppo individuale. Max Weber criticò l’autoritarismo e la leadership carismatica, nonché il liberalismo elitario.

Friedrich Naumann fu propugnatore dell’autodeterminazione nazionale come pilastro del liberalismo del XIX secolo e propose un liberalismo sociale. Benedetto Croce scrisse Etica e politica (1931) e proponeva un liberalismo che si opponesse all’eguaglianza “meccanicamente costruita”. Per Croce il liberalismo era da distinguere dal liberismo. Luigi Einaudi, invece, così come Hayek, la tradizione tedesca e quella francese, le univa. Carlo Rosselli parlò di socialismo liberale. Con Liberalism and Social Action (1935), John Dewey si oppose alla distinzione tra individuo e società politica. Gerald Gaus ha osservato il legame accountability-liberalismo. Isaiah Berlin la questione del pluralismo. Hayek – da considerare un ibrido tra liberale, conservatore e libertario – sosteneva che la conoscenza umana è dispersa. Essa non può essere posseduta da nessuna singola autorità che voglia dirigere la società.

Hayek sosteneva che la libertà personale era fondamentale per la prosperità economica e sociale. A differenza di Freeden, egli considerava il potere costituzionale limitato e l’individualità il nucleo del liberalismo. Il liberalismo si batte affinché la procedura (le regole del gioco) sia equa. Ma non sono equi i risultati particolari. Il liberalismo, sostiene Michael Freeden, si preoccupa della formazione di una società giusta e presuppone che gli individui siano agenti razionali, autonomi, intenzionali. Qui scende in campo Rawls, secondo cui il liberalismo comporta una componente libertaria e egualitaria. In una società giusta, sostiene Rawls, i meno fortunati dovrebbero essere compensati visto che le condizioni individuali sono frutto del caso. Uno degli ultimi capitoli del libro tratta i problemi del liberalismo oggi. Anzitutto, “l’offensiva neoliberale”. I neoliberali vedono il mondo come un potenziale libero mercato globale. È il mercato che è sopra le nazioni.

«I neoliberali subordinano la sfera sociale, politica e culturale a un […] mercato economico autoregolato e affermano che i loro principi dovrebbero ispirare il mondo in cui tutte le attività sociali vengono svolte. […] Restringono il fondamentale concetto liberale di razionalità alla massimizzazione dei vantaggi economici. […] Eliminano qualsiasi idea di socievolezza naturale e riducono al minimo il riferimento all’individualità umana come obiettivo del processo sociale». Un secondo problema del liberalismo è quello che è apparso in Europa centrorientale dopo il 1989. Data una forte assenza del liberalismo in quei paesi, dopo il comunismo essi volevano darsi una nuova identità. I cittadini vennero spinti a cercare nel nuovo sistema economico frutti tangibili e immediati. Al contempo, molti liberali, come Václav Havel risposero con un nuovo liberalismo fondato sui diritti umani e il rafforzamento della società civile.

Era ancora diverso il liberalismo del welfare, ma si opponeva fermamente al collettivismo socialista. Un terzo problema del liberalismo, sono gli “pseudoliberali”, rappresentati – ad esempio – dal Partito della Libertà Austriaco (FPO) o dalla fu Lista Pim Portuyn nei Paesi Bassi. Un quarto problema è il liberalismo come capro espiatorio – fatto dai suoi avversari, specialmente a sinistra. Un altro problema ancora, già accennato, è l’eccesso liberale – e di alcuni assertori del liberalismo – in termini di arroganza e negligenze rispetto ai meno abbienti. Infine, conclude Freeden, «i mercati senza vincoli e l’accumulazione di ricchezza senza giustizia sociale portano alla speculazione e a nuove concentrazioni di potere non regolamentate». Il liberalismo continua ad essere forte e credibile. Continua a combattere contro le ingiustizie e le violazioni della dignità umana, nonché il nazionalismo e il collettivismo – oggi più vivi che mai.

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Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, classe 1997, MA in Relazioni Internazionali, BSc in Comunicazione, giornalista freelance, gestisce “Blackstar”, www.amedeogasparini.com

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