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Antitotalitarismo italiano: volti di democrazia e libertà

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Se il totalitarismo può essere di destra e di sinistra, così è anche l’antitotalitarismo: antifascismo e anticomunismo si equivalgono in Antitotalitari d’Italia (Rubbettino 2023) di Massimo Teodori. Che parte dalla mancanza di dibattito storico-politico sull’antitotalitarismo in Italia. Il PCI, scrive l’autore, ha certamente messo i bastoni tra le ruote nell’accomunare l’antifascismo e l’anticomunismo sotto la voce anti-totalitarismo. L’anticomunismo è stato considerato per anni un attributo collaterale del fascismo, una questione opzionale. L’autore non vuole fare polemica a proposito delle responsabilità storiche di una parte politica, ma passare in rassegna i diversi personaggi che, sia da destra che a sinistra, sono stati nemici delle tirannie del loro tempo. Teodori parte dal movimento federalista europeo di tendenza idealistica che radunò tutte le forze democratiche europei-liberali, cattoliche, socialiste-democratiche come alternativa al pensiero comunista e al nazionalismo. Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni avevano dato vita al “Manifesto di Ventotene”.

Già al tempo si auspicava una convivenza pacifica tra Francia, Germania e l’Europa delle Nazioni. Discepolo di Luigi Einaudi e Gaetano Salvemini, Rossi era un economista liberale, mentre Colorni, socialista, era un filosofo triestino di origine ebraica. Spinelli era stato espulso dal Partito Comunista nel 1937. Intellettuali irregolari, sul solco di altri campioni dell’antitotalitarismo come Raymond Aron, George Orwell, Albert Camus, Simone Weil, Isaiah Berlin, Hannah Arendt. Che hanno condannato senza remore il totalitarismo rosso e nero. Personaggi simili in Italia erano Giovanni Amendola e Don Luigi Sturzo, che condannarono il Fascismo quanto il Bolscevismo. Il sacerdote di Caltagirone suggerì che il PCI «ha delle somiglianze tecniche col fascismo: programma dommatico, mito avveniristico, autorità del capo o dei capi, disciplina nei ranghi». Riflessioni simili le fece Francesco Saverio Nitti, che scrisse che i totalitarismi erano accomunati dal partito unico, la divinizzazione del capo, il controllo della cultura.

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Uno dei problemi del Dopoguerra è che il Comunismo risultò vittorioso, ma al pari del nazifascismo aveva il disprezzo per la libertà. Di fronte ad un Palmiro Togliatti appiattito su posizioni sovietiche e nonostante la diffidenza di Papa Pio XII, Alcide De Gasperi si fece pilastro dell’atlantismo e dell’Europeismo. Vinse le resistenze neutraliste della corrente di sinistra della DC di Giovanni Gronchi e Giuseppe Dossetti. Secondo Teodori, i governi centristi dovevano resistere alle spinte clerico-autoritarie del mondo cattolico. Carlo Sforza e Randolfo Pacciardi garantirono la difesa della democrazia tramite una lotta contro le insurrezioni armate degli ex partigiani e dei repubblichini. Mario Scelba era l’autore della legge del 1952 per la “difesa delle istituzioni democratiche”. L’ambasciatrice statunitense a Roma Claire Boothe Luce gli avrebbe chiesto di mettere fuori legge CGIL e PCI, ma il ministro rifiutò. Si distinse anche Attilio Piccioni nel centrismo cattolico per la difesa delle libertà civili.

Benedetto Croce promosse “Europa, cultura e libertà”, contrapposto al filocomunista “Alleanza per la difesa della cultura”. Nel 1956 Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte fondarono la rivista Tempo presente e si impegnarono nel movimento internazionale antitotalitario. Che aveva dato voce al socialismo e al liberalismo umanisti della Guerra fredda culturale. Il Mondo di Mario Pannunzio divenne il punto di riferimento del mondo laico, liberale, democratico, occidentale ed europeista in Italia. Teodori scrive che il giornale Mondo non tacque gli orrori del maccartismo. Non fu tenero con la destra italiana dei monarchici di Achille Lauro o i missini di Giorgio Almirante, in un’Italia percorsa da tentazioni illiberali e clerico-fasciste. Nel 1962 nasceva il nuovo Partito Radicale, guidato da Marco Pannella. Derivava dal PR di Pannunzio e Rossi, ma si differenziava dai partiti laici per uno stile militante a favore di diritti civili, Stato di diritto, anti-totalitarismo, antimilitarismo.

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Anche Bettino Craxi svolse una funzione importante nell’ambito dell’antitotalitarismo e nel riportare il socialismo ad alvei democratici, contrapposti all’egemonia comunista della sinistra italiana. Il rifiuto dello Stalinismo non è qualcosa che né Antonio Gramsci, né Togliatti né Enrico Berlinguer hanno manifestato con chiarezza. Craxi, nelle parole di Teodori, fece il “salto antitotalitario”. Il suo progetto era verso un euro-socialismo sulla stregua dell’anarchico Pierre-Joseph Proudhon. Su questa scia, nacque Mondo Operaio che comprese figure come Giuliano Amato, Gino Giugni, Francesco Forte, Lucio Colletti, Ernesto Galli della Loggia, Giampiero Mughini, Gianni Baget Bozzo, Luciano Cafagna. Per un riformismo pragmatico, che si contrappose al “partito della fermezza” di Berlinguer con il “partito della fermezza”. Il leader socialista riuscì ad arrivare al governo perché aveva trovato la via italiana al socialismo. Solo dopo la caduta del Muro i comunisti si “trasformarono”. Ma non comparvero mai compiutamente socialisti o socialdemocratici.

L’ultimo capitolo tratta gli intellettuali antitotalitari: Leo Valiani (deputato alla Costituente), Nicola Matteucci (il più qualificato liberale italiano), Giovanni Sartori (che si è espresso per la democrazia come cardine della civiltà), Luciano Pellicani (intellettuale che definì la società borghese come il nemico comune di fascismo e comunismo). Ma anche Nicola Abbagnano, Francesco Compagna, Aldo Garosci, Sergio Ricossa, Domenico Settembrini, Enzo Bettiza, Piero Ostellino, Alberto Ronchey, Giorgio Manganelli, Geno Pampaloni, Eugenio Montale, Leonardo Sciascia. Nella Seconda Repubblica scomparvero ideologie e personalità di peso. «La cultura cattocomunista in salsa populista», come la definisce Teodori, si è tramandata fino ai giorni nostri. Di recente, il grillismo populista ha strizzato l’occhio ai movimenti totalitari contemporanei. Ma nel terzo millennio la necessità anti-totalitarista resta viva.

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Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, classe 1997, MA in Relazioni Internazionali, BSc in Comunicazione, giornalista freelance, gestisce “Blackstar”, www.amedeogasparini.com

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