Iran, Ucraina e Afghanistan: tre “incendi” raccontati da Cecilia Sala

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Boots on the ground, Cecilia Sala – in libreria con L’incendio (Mondadori 2023) – ha fatto un lungo reportage sulle nuove generazioni tra Iran, Ucraina e Afghanistan. L’autrice ha visitato i tre Paesi e si è intrattenuta in incontri con famiglie e giovani. Il libro che ne è emerso è un resoconto in presa diretta dei sentimenti di popoli oppressi, mischiato con l’analisi politica. Il libro raccoglie infatti storie e conversazioni tra l’Iran, l’Ucraina e l’Afghanistan. La protagonista è quella che i media degli ayatollah chiamano la «generazione perduta»; quella che in Ucraina ha visto lo scoppio della guerra; quella afghana nata attorno al 2001. Iran, Ucraina e Afghanistan sono i tre incendi che bruciano il mondo. Si parte dall’Iran: i funerali di Qasem Soleimani, il Covid-19, l’assassinio di Mahsa Amini, che ha dato il via, proprio da parte dei giovani, alle proteste contro la teocrazia sciita.

La questione del velo e degli obblighi religiosi e i giovani talentuosi e ultra-qualificati inabili a lavorare nell’economia sclerotizzata iraniana sono due elementi analizzati dall’autrice. Il settanta per cento degli iraniani ha meno di trentacinque anni; una cosa che Ebrahim Raisi non può ignorare. E anzi: cerca di silenziare con impiccagioni, carcere e manovre intimidatorie che incrementano la diaspora all’estero. Le famiglie, scrive Cecilia Sala, vivono in condizioni misere, mentre l’élite clericale e politica si arricchisce. Lo Stato ha una presenza soffocante e pervasiva nella società. La seconda parte del volume parla della generazione ucraina, che non vuole vivere sotto il ricatto di Vladimir Putin. I ventenni ucraini, commenta l’autrice, sono potenti. Sono molti, e la guerra di difesa la fanno proprio loro. La forza e la resistenza degli ucraini è già stata notevolmente testata, in un Paese che sfiora la guerra civile da anni.

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Le azioni di Viktor Janukovyč, il presidente che aveva illuso i suoi cittadini con una partnership con l’Ue, non hanno fatto che spingere gli ucraini verso la protesta pacifica di EuroMajdan. Cecilia Sala non si sofferma molto sulla cronaca della guerra che ha seguito per mesi. «Putin ha cominciato la guerra per ridare al Paese che governa la dimensione dell’impero, ma la Russia era considerata una grande potenza prima che i suoi carri armati varcassero i confini ucraini e non dopo». La Russia ha sopravvalutato sé stessa. Putin considerava gli ucraini un non-popolo, che parla una non-lingua e ha una non-cultura. Alla fine, è rimasto vittima della sua aggressione. E a morire sono anche i giovani russi, costretti alla leva dopo i calcoli sbagliati del presidente che credeva che dopo il fiasco occidentale in Afghanistan fosse arrivato il momento propizio per iniziare la guerra.

L’Afghanistan è difatti l’ultimo capitolo del libro. Il Paese soffre una fame terribile, le donne non lavorano, la povertà e le malattie dilagano. Cina e Russia allungano le loro mire su questa nazione martoriata. Gli afghani morti per combattere i talebani sono molti di più che i soldati occidentali che hanno combattuto i talebani dal 2001. Si sottolinea però la fragilità delle istituzioni afghane: l’inefficienza, la cleptomania e le furbizie dei governi afghani di Hamid Karzai e Ashraf Ghani, scrive l’autrice, hanno contribuito a minare la fiducia dei cittadini nei confronti degli occidentali in particolare. Gli Haqqani, una fazione intransigente dei talebani oggi al governo, spadroneggiano e non hanno mai rispettato gli accordi presi con l’Occidente che è uscito in fretta e furia dal Paese nell’agosto 2021. Lasciando mano libera ai suoi nemici di opprimere le giovani generazioni.

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Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, classe 1997, MA in Relazioni Internazionali, BSc in Comunicazione, giornalista freelance, gestisce “Blackstar”, www.amedeogasparini.com