Marco Baruffaldi: la musica contro il bullismo

marco baruffaldi
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«La disabilità nella società viene ancora vista come un motivo per poter escludere dalle attività le persone affette da queste sindromi. Non abbiamo la possibilità di stringere amicizie, non veniamo ascoltati, come se noi non avessimo la capacità di pensare o di provare sentimenti. E purtroppo nessuno ha ancora veramente capito di quanto possiamo darvi e insegnarvi», scrive il giovane Marco Baruffaldi sul suo profilo Facebook.

Il ventisettenne modenese Marco Baruffaldi è cantante, attivista contro il bullismo e autore di un’autobiografia, Sfigatamente fortunato. Il bello d’esser fuori, che racconta la sua vita e la sua quotidianità con la sindrome di Down.

Oggi theWise Magazine lo ha incontrato per voi.

Ciao Marco! Chi sei?

«Guarda, mi presento così, in modo spontaneo. Sono Marco Baruffaldi, ventisette anni e, come ben sai, ho la sindrome di Down. Ma sono orgoglioso di quello che sono.

Nella vita faccio tutto quello che mi piace fare: cantare, scrivere canzoni, suonare la batteria, ballare latino americani e fare passeggiate. Mi piace soprattutto godermi ogni momento della mia vita».

Marco Baruffaldi. Foto per gentile concessione dell’intervistato.

Nei tuoi video ti batti contro il bullismo.

«Nella vita si possono incontrare bulli, succede. L’ho vissuto sulla mia pelle [mostra una cicatrice sulla fronte, ndr], fin da quando ero all’asilo. Avevo forse quattro anni. Ero un bambino e reagivo come un bambino, con le mani. Non riuscivo a parlare… La cicatrice in fronte si è richiusa, ma quella dentro di me non ancora.

Alle medie i bulli si sono ripresentati, in maniera subdola e arrogante. All’inizio andava tutto più o meno bene. Posso dire delle parolacce? Poi è arrivato un bullo, un vero pezzo di merda, che ha fatto di tutto per isolarmi. Per me non è stato facile.

La vita non ti dice quello che succederà: sono stati momenti difficili. Porto i “segni” sempre con me, come se fossero un’ombra. Sono stato vittima di bullismo per quasi due anni. Però, devo dirlo, io non l’ho mica perdonato. Come faccio secondo te a perdonarlo?

Quando parlo e racconto la mia storia, sento ancora dolore a distanza di sedici anni, ma so che è giusto raccontarla. Non mi sono mai tirato indietro davanti a chi mi chiedeva la mia storia e nel mio libro la racconto tutta.

Ho scritto la mia autobiografia, di mio pugno. Mio padre l’ha letta solo una volta stampata. Con il ricavato, faremo una donazione a tutte le associazioni che lavorano nel mondo della disabilità e del sociale. Tutte realtà che, ci tengo a dirlo, conosciamo personalmente. Non vogliamo dispersioni di denaro e di fondi. Tutto deve andare a buon fine».

Ma sei anche un cantante.

«La musica fa parte della mia vita fin da quando avevo tre anni: cantavo già Vita spericolata di Vasco Rossi. La musica mi ha sempre fatto compagnia. I miei punti di riferimento musicali sono J-Ax, gli Articolo 31, Eminem e tanti altri. Hanno influenzato il mio modo di essere e di comportarmi, oltre che il lato artistico. La musica è l’unica cosa che mi fa tornare bambino. Nel 2018 sono addirittura stato sul palco di Tu si que vales, in compagnia di J-Ax!».

Leggi anche: Propedeutica musicale e disabilità: voci e percussioni per l’inclusione.

Cosa significa affacciarsi al mondo del lavoro quando si ha una disabilità?

«Sto seguendo un corso che mi permetterà di entrare nel mondo del lavoro, ma entrare in questo mondo del lavoro, quando si ha una disabilità (ma anche se non la si ha!), è difficile. I centri del lavoro quando si trovano davanti persone con disabilità fanno fatica a rispondere alla nostre esigenze.

Ora, tutti devono rendere, far presto e produrre: di solidale c’è ben poco. Posso dire un’altra cosa poco educata? Una presa per il sedere!».

Secondo te la società di oggi è inclusiva?

«Rispondiamo brevemente… no. Non è inclusiva, lo Stato spesso è assente. Non protegge gli indifesi o comunque non è sufficiente. Quando si ha un disabile in famiglia, lo è tutta la famiglia. Bisognerebbe proporre aiuti concreti e costanti nel tempo. Non tutte le famiglie riescono e possono allo stesso modo, sia in termini di tempo che economici».

Marco con suo papà Arnaldo. Foto per gentile concessione dell’intervistato.

Lascia un messaggio a chi è vittima di bullismo.

«Il messaggio che lascio a chi è vittima di bullismo è di non tenersi il torto subito. E parlate, parlate con i genitori e con gli insegnanti. Se non dovesse bastare, andate dai Carabinieri e denunciate».

E già che ci sei, anche ai genitori, ai docenti e a tutti gli operatori!

«Ai genitori dico di essere sentinelle: controllate e ascoltate i vostri figli, sia che abbiate un figlio bullo sia che abbiate un figlio vittima di bullismo. Mentre al personale scolastico posso dire di non fare “assenteismo”: come dico sempre, non c’è pausa caffè o sigaretta che serva da giustificazione. Il bullismo non deve passare inosservato!».

Per chiunque fosse interessato all’acquisto dell’autobiografia il cui ricavato andrà in offerta a varie associazioni a scopo benefico, contatti l’indirizzo info@arnaldobaruffaldi.it o il numero 3292122312.

Grazie a Marco di Veramente Abili ASD per averci accompagnati in questa intervista.

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Marco Capriglio

Vicepresidente di theWise Magazine, sono nato a Scandiano (RE), nella terra di Lazzaro Spallanzani e dell'Orlando Innamorato. Pedagogista e docente di sostegno, scrivo soprattutto di disabilità, inclusione e scuola. Ho una seconda identità di musicista e appassionato di militaria.