Jim Jones e la setta del Tempio del Popolo – SinisterWise

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In questa puntata di SinisterWise, la nostra rubrica sul mistero e sui personaggi sinistri, raccontiamo la storia del reverendo Jim Jones e del suicidio di massa dei suoi fedeli, avvenuto nel 1978 a Jonestown, nella Guyana.

Jim Jones nacque nel 1931 a Lynn, nell’Ohio, in una famiglia molto povera. Suo padre, James Jones, era un reduce invalido della prima guerra mondiale, iscritto al Ku Klux Klan. Dopo aver conosciuto la moglie Marceline Baldwin, si trasferì a Indianapolis, dove fondò la sua prima chiesa.

Il Tempio del Popolo

Il movimento nacque nel 1955 e prese il nome di Tempio del Popolo solo dieci anni dopo. Jim Jones si era trasferito in California con settanta membri, invitati a vivere in comune, con seguaci raccolti principalmente tra gli emarginati e le minoranze etniche. L’idea di base era una mescolanza tra la parola di Cristo e il comunismo stalinista.

Trasferitasi nel 1971 a San Francisco, la comunità di Jim Jones si batteva contro la speculazione edilizia e gli sfratti. Grazie alla sua popolarità, Jones riuscì addirittura a entrare nella commissione interna comunale.

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Jim Jones. Foto: Wikimedia Commons.

Jonestown

Nel 1974, tramite accordi segreti con il governo locale, Jim jones riuscì ad ottenere alcuni lotti di terreno in Guyana, in mezzo alla giungla. Nell’estate del 1977, più di mille persone si trasferirono in quella terra, presentata dal reverendo come la nuova “terra promessa” di Jonestown. Il posto era stato scelto perché ritenuto ideale per pregare e per salvarsi da una guerra nucleare, ed era costantemente presidiato da uomini armati.

Nel 1978 il deputato del Congresso Leo Ryan si recò in visita a Jonestown. Durante la sua permanenza, ricevette un biglietto anonimo di aiuto da parte di alcuni membri della comunità, a causa delle condizioni di schiavitù presenti nella comunità di Jonestown. Le guardie del corpo di Jones scoprirono però l’accaduto e freddarono Ryan e la sua scorta, per paura che questo potesse denunciare in partia il reverendo. Il danno era però fatto. L’America avrebbe presto scoperto cosa succedeva a Jonestown.

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Leo Ryan.

Il suicidio di massa

A questo punto, Jim Jones riunì tutti i membri della sua comunità, preparando un enorme recipiente metallico, contenente Flavor Aid, un succo al sapore d’uva avvelenato con valium, idrato di cloro, cianuro e phenergan. Il reverendo annunciò poi un’adunata al padiglione. Tutti a turno presero il potente veleno, che uccise i bambini in cinque minuti e gli adulti in una ventina. Dopo l’assunzione, Jones consigliò: «Morite con dignità. Abbandonate la vita con dignità. Non accasciatevi con lacrime e agonia».

Man mano che i membri del Tempio morivano, anche le stesse guardie furono chiamate al suicidio. Jones venne trovato morto sdraiato accanto alla sua sedia. Si era suicidato con un colpo d’arma da fuoco alla tempia.

Il death tape e le testimonianze dei sopravvissuti

Esiste una cassetta di quarantaquattro minuti in possesso dell’FBI, conosciuta come “il nastro della morte” (death tape), che contiene la registrazione dell’incontro di quel tragico 18 novembre 1978. Si può sentire il reverendo vaneggiare riguardo a un suicidio di massa “rivoluzionario”, per combattere il capitalismo e il sistema americano.

I sopravvissuti descrivono Jonestown come una prigione e un progetto utopistico. Le diserzioni erano però poche, sia per via della posizione geografica del luogo, sperduto nella giungla, sia per il fatto che Jim Jones aveva sottratto loro soldi e documenti.

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